Crittografia di base
I cifrari storici (Cesare, Vigenère) e i concetti moderni: la coppia di chiavi pubblica/privata e l'hashing, con l'effetto valanga che vedi cambiando un solo carattere.
Il cifrario di Cesare sposta ogni lettera dell'alfabeto di un numero fisso di posizioni. Semplice e antichissimo — ma debolissimo: le combinazioni sono solo 25.
Sicurezza reale: nessuna. Con 25 sole chiavi si rompe «a forza bruta» in un istante. È solo un esempio storico.
Vigenère usa una parola chiave ripetuta: ogni lettera del testo viene spostata di una quantità diversa, dettata dalla lettera della chiave sotto di essa. Per secoli fu considerato «indecifrabile».
Nella crittografia asimmetrica ci sono due chiavi diverse: la pubblica (che chiunque può avere) chiude il lucchetto; solo la privata (segreta) lo apre. Così chiunque può scriverti in segreto, ma solo tu leggi.
Chiave pubblica
La distribuisci a tutti. Serve solo per cifrare (chiudere il lucchetto).
Chiave privata
La tieni segreta. È l'unica che può decifrare (aprire).
Ecco la matematica vera dietro le chiavi, con numeri minuscoli per vederla tutta. Nella realtà p e q sono enormi (centinaia di cifre).
L'idea chiave: ciò che la pubblica chiude, solo la privata apre. Non serve scambiarsi un segreto in anticipo — è la base di HTTPS, della firma digitale e di SPID.
Un hash trasforma qualsiasi testo in un'impronta di lunghezza fissa, ed è a senso unico: dall'impronta non si torna al testo. Scrivi nei due riquadri e guarda quanto cambia l'hash al minimo cambiamento.
Nota: qui l'hash è calcolato davvero dal browser con crypto.subtle (SHA-256). MD5 non è disponibile in SubtleCrypto — e comunque è considerato insicuro.